Finalmente è scaduto il diritto d’autore negli Stati Uniti ed è stato reso disponibile l’audiolibro (in inglese), su LibriVox, letto in maniera esemplare dal professore-archeologo ebreo che vedete nella foto in basso (clic per visitare il suo sito personale).
Dedicato a coloro che non hanno mai avuto dubbi sulla ricchezza lessicale della lingua di Shakespeare e non conoscono il tedesco.
«Finalmente! Dico solo: finalmente. Guarda, siamo stati compattissimi, già ieri notte ne avevo riparlato coi più per sincerarmi ma era praticamente decisissimo, eravamo tutti serrati, pronti e sicuri. Magari fosse sempre così, ecco. Poi non ti dico la gioia al momento della votazione, più o meno un’ora fa. Una rapida occhiata del Presidente è bastata a capire come stavano le cose: fino all’ultimo sottosegretario una fermezza in volto! Ha solo dovuto dire: “Mettiamo agli atti il voto all’unanimità” e lì è scoppiato l’applauso. Incredibile: un’emozione… mamma mia, che roba. Mai, mai vista tanta concordia. Poi avevamo organizzato tutto alla perfezione all’esterno, con le finte moine di quelli altri, per far sembrare che c’era ‘na piccola divisione. Impeccabile è stata come messinscena, guarda!». Leggi il seguito di questo post »
Cliccando sull’immagine in basso verrete magicamente trasportati in una una pagina del mio vecchio blog nella quale ho inserito¹ un brevissimo filmato tratto dalla versione non censurata diSouth Park Imaginationland (pagina di Wikipedia – sito ufficiale)².
Come definire questa fortunata produzione americana? Certamente graffiante, pungente, spesso irriverente, a tratti anche stupida, banale e satirico/demenziale, comunque geniale e irresistibile. Va anche aggiunto che appartiene ad un filone fortunatissimo (i Simpson o i Griffin vi dicono nulla?), che gode di moltissimi insospettabili estimatori e di pochissimi denigratori³. D’altronde, non c’è da stupirsi: l’obiettivo è quello di mettere insieme un po’ di quotidiana follia domestica, condita con un po’ di incoscienza e di follia (o forse assurdità ed irrealtà? Vabbè, lasciamo stare le suggestioni letterarie), così da incollare al teleschermo folle di fan-atici disposti a riconoscersi più o meno forzatamente nelle battute più o meno scontate e nelle evoluzioni più o meno ripetibili dei loro eroi e saltare sulle sedie (Cool! Damn it! Snap! Cute!), parlarne con gli amici, copiare battute («Dude, you suck!»).
Insomma, i simpatici bambinetti che vedrete in azione appartengono alla contemporaneità più immatura, crapulona ed ignorante che ci si possa immaginare. Eppure proprio per questo, e forse per il fatto di farsi così oscenamente vanto della propria rozzezza — nel tentativo di attirare ed imbrigliare sempre più le masse, nella corsa al ribasso verso le nefandezze più alla moda —, non possono che trasformarsi in nuovi Messia della risata globale, in maghi dell’intrattenimento da salotto, in acrobati della pagliacciata farsesca in grado di riempire senza troppi rimpianti lo spazio tra due o più turni pubblicitari. Tuttavia, proprio per questo motivo vanno assolutamente guardati, scoperti, apprezzati e goduti. Magari sbracati in divano, con una birra ghiacciata in una mano ed il telecomando nell’altra. Decisamente, in lingua originale, così da apprezzarne le ampie coloriture lessicali. A voi (e ricordatevi di lasciare commenti)!
P.S. = Se volete lasciare commenti, tornate a questa pagina. Grazie.
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¹ Qui non potevo per varie ragioni.
² Il DVD non è uscito in Italia e forse non uscirà mai, si riferisce alla undicesima serie, episodi 10, 11 e 12; potete guardari online (in inglese) su http://www.southparkstudios.com/episodes.
³ Lost è realmente intriso di filosofia platonica o i moderni filosofi e sociologi incoronano Lost per assenza di idee?
Una delle mie foto. Le trovate su Flickr (collegamento).
ITA: Il mio piccolo giardino si risveglia in primavera. Di solito, la mattina presto passeggio sotto gli alberi in cerca delle piccole novità del giorno: un nuovo germoglio, qualche animaletto che è venuto a farci visita, un uccellino che canta indisturbato, oppure i grilli e le cicale che si sono riuniti per tenere un allegro concertino, proprio dai rami vicino alla mia finestra. Ebbene, quest’anno per la prima volta mi sono armato di una macchina fotografica digitale e ho tentato molto umilmente di rubare alcuni scatti preziosii. Su Flickr ho inserito alcune delle foto più belle (sono sessanta, ma conto di aggiungerne altre — tempo permettendo). Dateci un’occhiata.
ENG: My small gardens comes to a new life in spring. When I have some time (usually, on sundays), I use to have a small walk through the paths, looking for fresh blossoms in shrabs or tracking some little animal creeping on the soil. In the meantime, I use to breathe deeply, to smell the aromas in the air while I listen the choir of little birds singing from the nearest branches. On my Flickr (page the link is above, the word in brackets under the photo) you can find some of the pictures I have taken with my brand new Fujifilm digital camera (but more are coming soon). Enjoy!
Oggi vi regalo un bel climax: si tratta di tre video accomunati dalla stessa musica. Non consigliato a gente ansiosa.
I
Parte del balletto del Giulietta e Romeo di Prokovief,
con celeberrima Danza dei cavalieri.
N.B. = Sete avvisati che proseguire sino al terzo filmato potrebbe compromettere in modo irreparabile il vostro già traballante equilibrio emotivo (almeno per oggi)!
Jersera ho visto in DVD «L’ultimo inquisitore» (il titolo spagnolo è «Los fantasmas de Goya», da cui il titolo di questo articolo) e stamane mi sono preoccupato di informarmi al meglio sulla verosimiglianza storica di quanto raccontato da Milos Forman. In effetti, un’inquisizione tanto sanguinaria a fine settecento, seppure nella cattolicissima Spagna, mi sembrava poco credibile; del resto l’illuminismo in Francia era pur servito a qualcosa, no? Lascio a voi la visione del film ed i successivi approfondimenti. Piuttosto, vi fornisco il risultato delle mie ricerche, che partendo dall’inquisizione sono coronate in un’intervista delle Iene a Margherita Hack:
Cosa resta della scrittura? Per quale ragione scrivere un blog? A che pro impiegare del tempo nel riportare al meglio le proprie riflessioni — che avranno comunque vita breve —, se queste sono destinate ad essere colte da pochissimi lettori?
«Λάθε βιώσας» (Lathe biōsas), «Vivi nascosto»: è il motto che la tradizione vuole scolpito all’ingresso del celebre oracolo di Delfi. Ma il nichilismo non paga.
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Mi sono stancato di scrivere in maniera chiara, di questo vi avviso.
Se potete seguirmi è bene, altrimenti non leggetemi.
In fondo, non ne vale la pena.
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