
Il venerabile grande saggio aveva già raggiunto l’età alla quale la luce della meditazione porta il corpo alla levitazione, quando decise di abbandonare il giaciglio di foglie, nella foresta sacra agli dei, ove aveva trascorso gli ultimi ventisette anni della sua vita, per tornare al monastero ove aveva avuto inizio il suo cammino.
La fama lo precedette: di villaggio in villaggio e lungo le strade accidentate, i contadini lanciavano manciate di petali profumati innanzi al cammino che il sant’uomo percorreva insieme ai suoi discepoli accorsi dagli angoli della foresta e gli offrivano devoti il loro cibo. Il saggio accennava un lento inchino, chiudendo le mani sul petto in segno di riconoscenza e lasciando la sensazione di un vago sorriso di gratitudine, attendeva che i discepoli prendessero le offerte e usciva dal villaggio per fermarsi a riposare all’ombra di un grosso albero. Nonostante non camminasse così tanto da anni e anni, riuscì a percorrere alacremente la distanza che lo separava dai confratelli in due giorni e due notti, lasciando indietro alcuni suoi giovani discepoli.
All’arrivo, attraverso semplici verità universali, talismani raggianti di fede che sbocciano nel cuore dei puri, espresse al capo superiore il senso e l’esito mistico del suo viaggio. Questi gli affidò cerimoniosamente il compito di guida spirituale dell’intera regione. Il venerabile saggio accettò e si ritirò in un’ala separata del monastero, ove potevano avere accesso il solo capo superiore stesso e i suoi fidi discepoli. Così cominciò la nuova vita del grande saggio, il necessario ritorno alla vita materiale, ove la luce della sua rivelazione avrebbe infuso benefiche certezze agli uomini di fede.
Il saggio non perdette l’abitudine di alzarsi prima dell’alba per meditare, ma la quiete del grande monastero era fiera e insidiosa: i monaci recitavano i loro mantra e il brusio della natura non lo raggiungeva attraverso le spesse mura di pietra, che invece trattenevano bene gli umori terreni degli uomini, vanificando gli sforzi di elevazione per gli spiriti meno nobili. Avendo a cuore le esigenze spirituali dei discepoli, avviò la costruzione di un piccolo eremo isolato sul crinale del monte, ove non giungesse l’eco del mondo umano e la luce facesse il suo ingresso da molte aperture.
Era dunque giunto nel suo nuovo rifugio da poco tempo quando una mattina decise di restare sdraiato nel suo giaciglio di foglie, poiché non riusciva più ad ignorare il dolore che provava nel rialzarsi. Arrivò presto l’alba luminosa di una giornata di agosto e il sole incominciò a filtrare attraverso la finestra lasciata aperta durante la notte. Il saggio aprì gli occhi per godere del dono miracoloso della nascita del sole e si sciolse in un sorriso beato. In breve però, la sua mente concentrata captò qualcosa di strano nell’aria. In un istante, fu come se il lieto cammino del mondo si fosse arrestato in quel momento di beatitudine, rovesciando nella parte della stanza inondata dalla luce delle particelle di polvere chiaramente visibili nell’aria. Il saggio si interrogò sul senso di questa presenza, ricordandosi infine dell’esistenza di questo dono di Dio così insolito.
La sua santità era così grande che riuscì in un istante a immaginare la soluzione: resistere alla polvere, aspettando in silenzio che si posasse. Attese così tutta la giornata, ma la sera non aveva ancora ottenuto l’esito sperato. Rifiutò di credere che la causa fosse la finestra aperta, che faceva agitare l’aria nella stanza. Rifiutò dunque il cibo, si fece aiutare a mettersi in posizione meditativa e iniziò la sua lotta. La notte il nemico non era visibile, ma la sua quieta presenza era percepibile attraverso l’aria. Proseguì il suo cammino per giorni e giorni. I discepoli credettero che avesse deciso di raggiungere l’illuminazione suprema per lasciarsi infine raccogliere nel mondo dei giusti, in attesa del ritorno alla vita, cosicché incominciarono a pregare e a preparare le cerimonie sacre. Dopo molti giorni, quando ormai il uso respiro si era ridotto ad un fiato impercettibile, chiamò a se’ il discepolo che lo avrebbe sostituito e gli chiese di far chiudere la finestra e le porte, in modo che nella stanza non entrassero più né luce, né aria. Il discepolo eseguì il compito estremo con serenità, guardando un’ultima volta il maestro.
Il giorno lasciò il posto alle tenebre e le tenebre al giorno e così via finché, dopo tre giorni e due notti, l’ultima particella di polvere si fu infine posata. Il vecchio saggio vide quindi il cielo e la luce nella stanza e avvertì la sensazione antica di una nuova vittoria contro le tenebre. Con la fioca voce che gli rimaneva, chiamò quindi il suo caro discepolo per comunicargli finalmente il superamento di un’altra tappa verso il cammino di elevazione che andava compiendo, in attesa dell’illuminazione. Non venne nessuno; nessuno avrebbe potuto sentire la fioca vocina oltre la massiccia porta di legno sprangata e la finestra dava su un precipizio da cui nessuno si sarebbe mai potuto affacciare.
Conscio della serie di eventi che suo malgrado aveva contribuito a generare, il sant’uomo decise di accettare la realtà che gli si prospettava e la via che era stata già tracciata per lui. Aprì la sua mente nella forma più ampia possibile e si avviò verso il lento cammino di beatitudine incontrato e temuto altre volte in passato. Il corpo e l’anima già sapevano riconoscersi, tracciando i propri confini e percependo l’una il respiro dell’altro. Adesso lo spirito doveva abbandonare la materia e lanciarsi nell’ignoto.
Il percorso si dimostrò più difficile del previsto. Il fisico dolente e provato reclamava il suo spazio e si scontrava con un pensiero indebolito per le molte privazioni e per la malattia. A tratti, perdeva del tutto lucidità e non si ricordava più dove fosse e cosa facesse. Ad un certo punto, si addormentò. Si ridestò dopo alcune ore per via del rigoroso controllo coltivato negli anni di meditazione ininterrotta, che permise al suo spirito di non assuefarsi all’idea di farsi abbracciare dalla morte dolcemente, senza prima aver lottato per la verità. Un estremo esercizio di autocontrollo, complice il riposo involontario, lo portò sul punto di abbracciare la luce e di trovare la pace, prima che un colpo al cuore fosse decisivo.
Dopo ventotto giorni fu riaperta la stanza del venerabile santo uomo. I discepoli gli tributarono il massimo degli onori, per la cerimonia accorsero monaci e fedeli da oltre i monti, a salutare il grande uomo che aveva visto la luce.





4 Maggio, 2008 alle 99:05
e non sai niente di buddismo???!!…secondo me sei un illuminato dentro!
Continua cs….sei molto precisoo nei dettagli, non tralasci neanche un granello di polvere….:)!!