Storiella breve senza titolo (Parte I)

Storiella breve

senza titolo

(incompleta)

Questo racconto incompleto, dedicato alla mia città, risale allo scorso novembre. Mi sono deciso a pubblicarlo — anche se nel frattempo il mio stile  narrativo è cambiato moltissimo —, per la semplice ragione che allora vi passai un paio di allegre giornate e credo che per questo meriti ancora di essere portato a termine. Insomma, affinché mi decidessi a dedicargli un briciolo del mio tempo, andava pubblicato. Vedrete che pezzo-pezzo lo completerò. Non so bene come e quando, ma accadrà. Signore e signori, ecco a voi uno dei miei primi lavori. Buona lettura.

I – Gigi-per-gli-amici

Gigi-per-gli-amici, quarantasei anni e il fisico appesantito dall’incuria, il viso rovinato dal troppo fumo, odia i bambini. Non solo. Gigi-per-gli-amici, il cui vero nome è Luigi, odia anche gli zingari e le vecchie, odia suo figlio e le sue due figlie. Odia intensamente anche l’ex moglie, una stronza che a tre anni dal divorzio si fa ancora mantenere, e intanto gestisce un ricco atelier in centro. Gigi ha il cuore forte e lo sguardo severo, ti accorgi subito che ha la pelle tosta di chi ha passato l’intera vita dietro il bancone della tabaccheria in zona Policlinico. Un lavoro ereditato dal padre, che l’aveva avviato grazie a una vita di sacrifici di nonno Luigi, ma che Gigi ha trasformato in un bar-edicola-tabacchi, il massimo davvero. Il tabacchi, come lo chiama lui, è la sua realizzazione e il suo godimento, la sua massima gioia di vita. Ogni mattina alle 7:20 arriva al negozio, saluta i ragazzi con un ciao e appena questi alzano la saracinesca scappa dentro per primo a togliere l’allarme. Nel tempo che passa prima che arrivino clienti, Gigi adora guardare le foto di bionde in topless o minigonna nei settimanali.  I gesti collaudati che scandiscono la sua giornata l’aiutano a sentirsi un semidio. Gli piace ripensarsi nell’atto di fulminare con uno sguardo l’uno o l’altro barista che quotidianamente gli chiedono qualcosa di stupido in presenza di clienti, si ammira nell’atto preciso e quasi cerimonioso, accompagnato da un sorriso sincero, di passare personalmente  i pacchetti di sigarette ai dottori — sempre fedeli da due generazioni — che entrano in camice nella pausa caffè; ama moltissimo raccontare storielle in due frasi sconnesse ai vecchi che vede da sempre e rimproverare Edoardo, il barista che ha preso a lavorare da meno di un anno.
Gigi è molto invidiato, la gente crede che sia ricchissimo e lui l’ha avvertito dagli sguardi e dalle battute, così dopo la seconda rapina ha fatto installare una speciale cassaforte blindata nel bagno dei disabili, nascosta dietro un armadietto in plastica contenente il materiale per le pulizie. Per fare le cose come si deve, ha fatto venire un’impresa specializzata direttamente da Brescia il primo giorno di ferie ad agosto, su un camioncino non pubblicizzato. Ha speso un mare di soldi, ma adesso almeno non lo fregano più: la cassaforte è nel mezzo del muro che separa il bagnetto dal palazzo alle spalle, dove aveva acquistato un box auto per scoprire che confinava proprio con il suo tabacchi. La cassaforte ha dall’altro lato una seconda apertura, lui va a prendere l’auto o lo scooter e ritira i soldi; in cassa lascia sempre qualche biglietto da cento, nel caso i rapine. Gigi è davvero molto contento di questa sua astuzia, ma non l’ha detta a nessuno. Gigi in realtà non è così ricco e anzi avrebbe bene di che lamentarsi: il tabacchi tira, guadagna molto ma è costretto a fare gli scontrini perché la zona è piena di vigili e così paga le tasse e tiene assunti i tre ragazzi, anche se risultano part-time e gli molla 200 € extra a nero per stare tutta la giornata.
Gigi-per-gli-amici è ricco di amici. Conosce Cosimo, il proprietario della pizzeria in fondo alla strada, Franco il maresciallo, Antonio, Francesco, Nicola, Mario e tanti altri. La sera spesso si riuniscono a giocare a burraco, la casa di ciascuno diventa la casa di tutti e vincono e perdono e ridono e scherzano per ore. Nessuno è però al corrente che Gigi soffre d’insonnia e la notte va a dormire molto tardi. Alle due o alle tre, dopo essersi rigirato mille volte, si alza dal letto e si ributta sul divano a guardare al tv. Non esce quasi mai di casa, gli piace però osservare dalla finestra del primo piano i movimenti delle giovani coppie mano nella mano che passano per la strada, i gruppetti di giovani più o meno rumorosi in giro per i locali a fare casino e ubriacarsi. Certe notti gli andrebbe anche a lui di uscire a farsi una birra o un cicchetto e svarionare allegramente, poi fare cose come salire sulla SLK, mettere il rock a palla, abbassare il tettuccio e correre sul lungomare fino a Torre Quetta e ritorno cantando a squarciagola, sfidando la sorte delle rare pattuglie. Il problema è che non è mai riuscito a schiodare gli amici dal burraco, le volte che sono usciti hanno solo organizzato grosse mangiate in un ristorante dove mangiano molto e pagano poco (il proprietario è il fratello di Antonio) e Gigi sa che non può permettersi di mettere su altro peso. Alcuni organizzano con le mogli o compagne serate a teatro, assistono a commedie in vernacolo e si divertono un sacco, ma lui non si sentirebbe mai di intrufolarsi tra loro da single. Ogni tanto ha pensato di trovarsi una accompagnatrice, magari assumere una cameriera e chiederle il favore, ma poi si vergogna pensando ai commenti degli amici.
Mario, il presidente della circoscrizione, gli dice sempre che dovrebbe rifarsi una vita: «La famiglia è importante, Luì! Datti da fare, trovati una bella donna da tenere in casa. Del resto, non ti manca niente…». Gigi lo segue con uno sguardo malandrino e risponde che provvederà presto, anzi subito, adesso proprio con la prima bella donna che vedrà passare; nel frattempo, dentro di se’ pensa che non sente affatto la mancanza di una donna. Non cerca più nemmeno il sesso, dall’ultima esperienza che ha fatto alcuni anni prima e che gli è costata il matrimonio (una storia non bella, la moglie che lo chiama e lui non risponde, gli amici che non capiscono che devono coprirlo, lui che crede di avere la scusa perfetta per portare a letto la polacca che aveva adocchiato alcune sere prima, ma il cognato aveva riconosciuto la targa e visto la ragazza salire in macchina). Che strano! Ogni altro uomo avrebbe pensato che la separazione fosse il momento giusto per far emergere i propri bisogni e tornare a godersi l’indipendenza sotto tutti gli aspetti, mentre lui si era lasciato assopire dalla gioia di aver riconquistato la quotidiana centralità del suo lavoro. Mai più, per fortuna, sarebbe andato al Piccinni a vedere la lirica o che; l’ultima volta che per beneficenza era stato ad un concerto di musica classica con Mina, la sua ex moglie, l’aveva costretta ad andarsene prima della fine.
Tutti i giorni, alle 12:15, Gigi lascia il tabacchi e torna a casa. Da un po’ di tempo ha imparato a cucinare guardando le ricette in TV e adesso sa apprezzare il vantaggio di poter lasciare ad altri il lavoro e correre via, dopo aver fatto i conti in cassa e lanciato qualche ulteriore urlo verso Edoardo. Dopo pranzo, si gode una sigaretta. Da trenta e più anni, le sue preferite sono rimaste le stesse, per lui tutte le altre sono insignificanti, bruciano i polmoni, mentre le sue sono diverse, lo fanno stare bene con se’ stesso. Se c’è bel tempo, si affaccia al balcone interno, guarda il cortile e decreta così il suo stato d’animo: ogni rumore molesto, ogni discussione o porta sbattuta, ogni schiamazzo o abbaiare di cani rompono l’incanto e trasformano il suo momento di piacere in un avvenire frantumato di vecchiaia e tristezza. La sua sorte quotidiana dipende dal gesto banale di accendersi una sigaretta e saper aspettare, calmo, lento, senza precipitare l’ultima boccata, ma anzi quasi aspettando l’inevitabile crollo come una necessaria fatalità. Aveva imparato ad amare questo gioco crudele dapprima in maniera del tutto inconsapevolmente, finché che una figlia alcuni anni prima glielo aveva fatto notare. Oggi è un segreto momento di meditazione e di pace, il momento del giudizio divino sulla realizzazione quotidiana del suo tranquillo avvenire.
E’ per questo che odia i bambini! Il loro vociare, le loro urla senza senso accendono in lui la pazzia più cupa. Quando sente strillare un piccolo puffetto che a malapena sa parlare, la mano tende a chiudersi in un pugno rabbioso, lo sguardo e il respiro si alterano e iniziano ad aumentargli le pulsazioni e la sudorazione. Una sera, mentre usciva da una pizzeria (avevano appena festeggiato un compleanno, lo spumante aveva sancito la fine di un pasto accompagnato da abbondante vino rosso) si era trovato una zingara con una bambina piccola che chiedeva qualche spicciolo. L’indignazione, la violenza che riusciva normalmente a reprimere si era tramutata in rabbia cieca e implacabile e aveva costretto gli amici, alticci come lui, a trascinarlo via mentre inveiva rivolgendo le mani come artigli verso la mamma e la bambina. La mattina successiva non avrebbe ricordato più nulla se una battutina di Franco, passato «giusto per salutare e controllare il malato» non gli avesse fatto riemergere dei timidi brandelli di inquietudine, che aveva infine ricostruito nella sua mente dopo molte ore di tormentata concentrazione, aiutato da un pacchetto di sigarette fumate convulsamente.
Gigi ha tre figli, Marco che ha già 18 anni e ha scelto di vivere con il padre nonostante l’odio reciproco e due femmine, Anna e Maria che vivono con la madre. Mina e le bambine abitano a Japigia, Gigi e il figlio a San Pasquale, in un palazzo di fronte all’Istituto tecnico Giulio Cesare, dove Marco ripete il quarto anno. Ogni due sabati le bambine incontrano il papà e il fratello, Mina fa lo sforzo di prenderle da scuola ed accompagnarle fin sotto al portone, suonando per loro il citofono prima di tornare in negozio; la sera sarà lui a riaccompagnarle dalla madre, prima che esca con le amiche. Gigi fa di tutto per farsi considerare un buon padre, aiutato dal dover badare alle figlie solo due mezze giornate al mese. Marco è invece del tutto indipendente e vive con il padre perché sa di avere tutto ciò che vuole (e che un giorno, tra non molto, lavorerà con lui). Gigi compra per loro il calzone di cipolle e la pizza di patate, frigge in padella la carne o prepara la pasta col sugo, poi si fa adorare portando loro una barretta di cioccolato o altri dolci (le figlie sono sempre le prime ad aprire l’uovo di pasqua).
Gigi è felice. [...]

II – Marco

Marco è un ragazzo intelligente e sveglio, proprio come il padre. E’ una ragazzo schivo, preferisce avere pochi amici, condividere con loro alcune passioni: le moto, il biliardo, le partite di calcetto. Marco veste firmato dalla testa ai piedi e non ama essere giudicato; è un tipo tranquillo, non rompe le palle a nessuno e non vuole essere toccato da nessuno; ha accettato la bocciatura con serenità, si è difeso dinanzi ai genitori accusando gli insegnanti e le cattive compagnie, ha promesso di non perdere altro tempo; adesso fa finta di uscire più tardi per studiare, se qualcuno viene a disturbarlo spegne il monitor del PC e finge di leggere qualcosa. La realtà è che sa di appartenere a quella cerchia ristretta di persone fighe, avverte la propria superiorità, nascondendo l’arroganza dietro i suoi modi tranquilli. Lui può fare ciò che pochissimi altri possono permettersi, il padre gli da i soldi, tutti i soldi che vuole e lui pretende dalla vita ogni comodità. Il suo ultimo sfizio è la Mini, un’auto sognata da due anni e finalmente conquistata appena presa la patente.

Continua tra qualche tempo…

Lascia un commento